Blog Detail

Il racconto del modulo in trasferta in Sicilia (VI ed)

30 Mag , 2016,
Marco Antonelli
No Comments

È stato un fine settimana di lezioni del tutto eccezionale, quello vissuto dagli allievi della VI edizione del Master APC che si è svolto a Palermo dal 20 al 22 maggio 2016.  Uscire dalle aule e confrontarsi con la realtà, costituisce da sempre un momento di svolta nelle prospettive di ricerca per uno studente. La trasferta nelle terre della Sicilia ha costituito un vero e proprio banco di prova delle conoscenze fin qui acquisite, mostrando come teoria, prassi e politica possano costituire tre campi separati ed uniti allo stesso tempo.

Un programma fitto e denso, un percorso tematico che ci ha accompagnato per tre giorni, tra incontri, approfondimenti, testimonianze e visite nei luoghi simbolo dove si è fatta parte della storia recente di Palermo e dintorni.

Dopo i saluti del Magnifico Rettore dell’Università di Palermo e della prof.ssa Maricetta Di Natale, Direttrice del Dipartimento “Cultura e Società”, l’incontro all’auditorium Rai, nella mattinata del 20 maggio 2016, vede l’intervento a vario titolo di alcuni di quei personaggi che spesso protagonisti di  quegli anni. Salvatore Cusimano, oggi direttore di Rai Sicilia, allora fu tra i primi a recarsi lungo quel tratto di strada. Leonardo Guarnotta, già presidente del Tribunale di Palermo, Vincenzo Gervasi, avvocato, e Gioacchino Natoli, presidente della Corte d’Appello di Palermo,  hanno invece condiviso parte del proprio percorso personale e professionale accanto a  Falcone e Borsellino, vivendo in prima persona quell’eccezionale stagione del pool antimafia.

Nel pomeriggio la visita agli uffici della Squadra mobile di Palermo, per parlare con il dott. Guido Nicolò Longo, Questore della Polizia di Stato di Palermo dell’evoluzione degli strumenti di indagine per il contrasto alla mafia.  Ancora una volta si ripresenta il motivo manicheo, sin dalla struttura del palazzo; quasi informe, mezza caserma e mezza chiesa, un incontro tra opposti che si ripresenta girando tra gli uffici che furono di Boris Giuliano e Corrao, ma anche di Bruno Contrada.

La camminata a piedi lungo le vie cittadine ci porta fino all’Ufficio scorte della Polizia di Stato, presso la Caserma Lungaro, dove ad attenderci c’è Luigi Lombardo, segretario generale SIAP di Palermo. Un altro contatto complesso con la realtà. La scorta, infatti, costituisce un elemento discreto – “ombra” per definizione – predisposto a mettere in discussione qualsiasi concezione di rapporto umano.  “Sono persone, con la loro vita”, ci dice Luigi, eppure spesso l’immagine che abbiamo di loro ci porta ad un processo di disumanizzazione tale che a fatica ci lascia immaginare una sfera privata.

Il giorno seguente, a tenere banco non sono stati i magistrati o le forze dell’ordine, ma chi quelle storie le racconta o le ha raccontate, e coloro che nella società civile non hanno chinato il capo ed hanno vissuto la propria scelta anche a rischio di restare soli.

Al mattino, sottoposti al forte vento lungo il porto,  l’appuntamento è avvenuto presso la Sala Conferenze dell’Associazione Siciliana della Stampa, per l’incontro dal titolo “Come si racconta la mafia che cambia: etica e deontologia del giornalista di cronaca”. Presenti Riccardo Arena, presidente dell’Ordine giornalisti di Sicilia, Maurizio de Lucia, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Salvatore Caradonna, componente e legale di Addiopizzo ed  il professor Alberto Vannucci. Ad aprire Salvo Palazzolo, giornalista di Repubblica  e docente del Master. “Non abbiamo capito”, con questa frase lapidaria, Palazzolo ha messo in chiaro alcune delle principali criticità del giornalismo di oggi, come di vent’anni fa, quando davanti a Capaci e via D’Amelio, l’impossibilità di giudicare e visualizzare criticamente i cambiamenti del sistema mafioso in Sicilia ed in Italia non permisero una narrazione adeguata. “Cercare le storie che ancora non sono state raccontate”, significa anche parlare di chi eroe non lo è stato o di chi ha fatto della propria ambiguità una maschera ufficiale da mostrare in pubblico.

Nel pomeriggio, l’incontro presso l’auditorio comunale Di Matteo, a Brancaccio,  la “terra di mezzo” di Palermo, crocevia di umanità e di mafie, per un incontro dal titolo Dall’inchiesta sul giudice Borsellino al caso Padre Pino Puglisi. Fra sottovalutazioni ed errori, il giornalismo in tema di mafia”. Qui l’intervento commosso di Francesco Puglisi, fratello di Don Pino, volto non solo a ricordarne la figura e l’importanza che egli ha rivestito per un’intera generazione di cittadini, ma anche per mostrare ciò che egli ha lasciato alla comunità, con il Centro di accoglienza Padre Nostro Onlus ed un vivo esempio di forza ed umanità. Umanità che certo non è mancata anche ad alcuni giornalisti, reduci di un’epoca in cui “si rientrava a casa con le scarpe sporche di sangue e si passava le giornate in procura”, racconta Angelo Mangano, nativo di Brancaccio ed oggi inviato di Mediaset, che raccolse nel 1995 la ritrattazione di Enzuccio Scarantino sulla versione della strage di via D’Amelio.

Però presenti in questi incontri non solo studenti, ma anche giornalisti e volontari del servizio civile, desiderosi di assistere ai racconti dei testimoni e di prendere parte al dibattito.

Nella giornata di domenica 22 maggio il lungo trasferimento verso Agrigento, per incontrare l’avvocato Di Legami, amministratore giudiziario e docente storico del Master; in prima linea nella lotta alla criminalità. La lunga strada verso la cittadina attraversa tutto l’entroterra siciliano, mostrando un territorio brullo e contadino, intervallato soltanto, all’approssimarsi alla meta, da impianti industriali e turistici.

Non solo una gita alla Valle dei Templi in una giornata baciata dal sole, ma la possibilità di visitare un complesso turistico posto sotto amministrazione giudiziaria, avendo un riscontro reale di quanto appreso durante le lezioni.

La conclusione della trasferta corrisponde ad una chiusura del percorso intrapreso giorni prima. Il gruppo si è sciolto per partecipare alle diverse cerimonie di commemorazione della strage di Capaci. Una delegazione ha presenziato all’Aula Bunker del carcere dell’Ucciardone di Palermo, alle alte cariche istituzionali del paese, che hanno ricordato Falcone e Borsellino davanti ad un’aula gremita di giornalisti, associazioni e ragazzi. Altri invece hanno partecipato ai cortei pomeridiano dall’Aula e da via D’Amelio, ed ai ritrovi in piazza Magione ed in piazza della Kasla.