Author Archives: Marco Antonelli

“Mafie, corruzione e corruzione organizzata: una questione di metodo” – dott. Michele Prestipino

17 Mag , 2017,
Marco Antonelli
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Si rinnova anche nella VII edizione del Master l’appuntamento con il procuratore aggiunto della Procura di Roma Michele Prestipino per una lectio magistralis dal titolo “Mafie, corruzione e corruzione organizzata: una questione di metodo”. L’incontro si terrà giovedì 25 maggio a partire dalle ore 15.30 presso l’Aula Magna di Palazzo Matteucci in Piazza Torricelli e sarà introdotto dai saluti del Magnifico Rettore, prof. Paolo Mancarella.

L’incontro, che fa parte del calendario didattico del Master APC, sarà utile per osservare in una prospettiva comparata gli elementi di similitudine e divergenza tra il metodo mafioso utilizzato dalle diverse organizzazioni in vari contesti italiani e studiare come esso trova collegamenti con i fenomeni di corruzione.

Docenti, studenti, personale amministrativo e cittadini sono invitati a partecipare.

Sarà possibile seguire l’incontro anche in diretta videostreaming.

Qui è possibile scaricare la locandina dell’evento.

Per informazioni è possibile contattare la segreteria del Master APC.

Lectio magistralis “Esperienze di legalità” – dott. Francesco Paolo Tronca

15 Mag , 2017,
Marco Antonelli
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Il prossimo giovedì 18 maggio alle ore 16.00 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, in Via Serafini 3, il dott. Francesco Paolo Tronca, prefetto, già commissario straordinario di Roma Capitale e già prefetto di Milano durante Expo, terrà una lectio magistralis dal titolo “Esperienze di legalità”.

L’incontro, che fa parte del calendario didattico del Master APC, è aperto a tutta la comunità universitaria: studenti, docenti, personale amministrativo.

A questo link è possibile scaricare la locandina dell’evento.

Modulo in trasferta: destinazione Sicilia

11 Mag , 2017,
Marco Antonelli
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Dopo la positiva esperienza svolta nella VI edizione, anche quest’anno il Master sta organizzando alcuni moduli di lezione in trasferta, fuori dalle sedi dell’Università di Pisa. Grazie alle risorse dei partner – Libera e Avviso Pubblico – e alla disponibilità di molti storici docenti, da domani si svolgerà il primo di questi moduli, con destinazione Sicilia.

Il venerdì gli studenti parteciperanno a una giornata di studi organizzata dall’Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere, che si svolgerà presso la Sala Magna di Palazzo Steri Piazza Marina a Palermo, dal titolo “Raccontare Cosa Nostra ai tempi delle stragi”: importanti ospiti saranno i relatori di tavole rotonde coordinate dalla prof.ssa Alessandra Dino, un appuntamento a cui tutta la cittadinanza è invitata a partecipare (qui la locandina). Nel tardo pomeriggio ci sarà il tempo per ascoltare l’esperienza di Libera Palermo, presso la Bottega dei Saperi e dei Sapori che da anni è attiva in Piazza Castelnuovo. La sera, invece, un momento conviviale con gli organizzatori della trasferta.

La giornata di sabato sarà dedicata ad incontri sul territorio: Danilo Sulcis, a Radio 100passi, poi lo scrittore IMD, già membro della sezione catturandi di Palermo, poi una visita alla Questura e all’Ufficio Scorte, per comprendere cosa significa combattere quotidianamente in difesa della legalità.

La domenica, invece, ci trasferiremo ad Agrigento per alcuni importanti incontri formativi e per visitare il Grand Hotel Mosè, un bene posto sotto amministrazione giudiziaria che da alcuni anni ha trovato nuovo slancio grazie a un percorso virtuoso di legalità e di qualità, accompagnato dalla guida dell’avvocato Di Legami.

Un fine settimana impegnativo che terrà insieme studi teorici a esperienze pratiche. Un impegno che si ripeterà nelle prossime settimane in altre parti d’Italia e che, grazie al sostegno di tutta la comunità del Master, sta diventando una felice tradizione.

 

Locandina – venrdì 12 maggio

Seminario a cura di Maurizio De Lucia (Direzione Nazionale Antimafia)

27 Apr , 2017,
Marco Antonelli
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Oggi dalle ore 14.00 alle ore 18.00 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa (Via Serafini 3) sarà ospite del Master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” il dott. Maurizio De Lucia, magistrato della Direzione Nazionale Antimafia.

Il titolo del seminario è “La normativa in materia di Anticorruzione e le influenze del crimine organizzato”.

La partecipazione è aperta a tutti gli studenti, docenti e al personale dell’Università di Pisa.

Piercamillo Davigo al Master APC di Pisa

21 Apr , 2017,
Marco Antonelli
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Prof. Alberto Vannucci (a sinistra), Dott. Piercamillo Davigo (al centro), Rettore Prof. Paolo Mancarella (a destra)

“La prima profilassi contro la corruzione è lo spirito di appartenenza. Bisogna fare in modo che chi lavora per lo Stato si senta parte di un progetto importante, dunque è necessario rimettere in piedi pubblica amministrazione seria”. Questo secondo Piercamillo Davigo, già Presidente dell’ANM, il primo rimedio per combattere la corruzione in Italia. Il magistrato è stato relatore nella lectio magistralis “Evoluzione della corruzione: studi di caso, esperienze e testimonianze”, organizzata dal Master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” (APC), promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, da Libera e Avviso Pubblico.

Presente all’incontro anche il Rettore dell’Università di Pisa, prof. Paolo Mancarella, che ha portato i saluti istituzionali dell’Ateneo, e il Direttore del Master APC, prof. Alberto Vannucci che ha introdotto l’ospite. Il tema della corruzione è stato analizzato a partire dalle esperienze di Davigo, pm dell’inchiesta “Mani Pulite”: “Nel 1992 scoppiò Tangentopoli perché erano finiti i soldi. Finiti i soldi è scoppiata la crisi, gli imprenditori hanno smesso di pagare perché la torta su cui mangiare non poteva più essere allargata”.

Una serie di aneddoti e racconti, legati a temi di stretta attualità: “Molto spesso si sente affermare che bisogna aspettare le sentenze prima di prendere provvedimenti. Una vera scemenza. La presunzione di innocenza vale nel processo penale, non nelle relazioni sociali. Se invito un amico a cena e lo vedo scappare con l’argenteria, non aspetto la sentenza di Cassazione per prendere le distanze da lui, non lo invito più a cena! Perché nel contesto politico questo non accade mai?”. Davigo puntualizza anche rispetto a certe affermazioni a lui addebitate: “Non penso affatto che tutti i politici rubano. Rubano tanti, non tutti. Ciò che contesto è che non prendono le giuste distanze con fermezza da quelli che rubano”.

Grazie alle domande del pubblico, Davigo affronta il tema del rapporto tra magistratura e partiti: “Il magistrato che si iscrive a partiti politici commette illecito disciplinare. Anche se uno è in aspettativa. Se ti vuoi iscrivere a un partito politico ti dimetti”.

In conclusione è stato affrontato anche il tema della corruzione in Università: i casi di cronaca descrivono politici che plagiano articoli o tesi scritti da altri, quali anticorpi possono utilizzare gli Atenei? “Il problema è che l’osservanza della legge romai è un optional. Copiare le tesi è un reato. Certo, il sistema dei concorsi universitari non sempre è limpido. Ma il problema è la reazione della comunità: la comunità dei professori non reagisce con la giusta fermezza. All’estero non è così: nel mondo anglosassone i professori raccomandano gli studenti, si giocano la propria reputazione. Da noi non scrivono la lettera di raccomandazione, ma si mettono d’accordo sottobanco”.

Lectio Magistralis – Piercamillo Davigo

19 Apr , 2017,
Marco Antonelli
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“Evoluzione della corruzione: studi di caso, esperienze, testimonianze”, questo il titolo della lectio magistralis che il dott. Piercamillo Davigo, giudice e già Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, terrà il giorno venerdì 21 Aprile alle ore 15 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, in Via Serafini 3.

Il seminario, che si svolge nell’ambito del Master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, è aperto a tutti coloro che sono interessati ad approfondire il tema della corruzione spiegato da uno dei magistrati del pool della famosa inchiesta “Mani Pulite” dei primi anni Novanta. Sarà l’occasione per ascoltare la testimonianza di chi si è occupato del fenomeno da un punto di vista repressivo e per studiare come la corruzione è mutata nello spazio e nel tempo.

L’ingresso è libero, ma vincolato alla limitata capienza dell’aula.

Qui è possibile scaricare la locandina dell’evento.

Per info è possibile contattare la segreteria del Master.

Il Master APC sulle scritte apparse sui muri del vescovado di Locri

20 Mar , 2017,
Marco Antonelli
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Il Master APC esprime vicinanza e sostegno a Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, nostra partner, dopo la comparsa di scritte inquietanti su alcuni muri della città di Locri (RC), luogo di svolgimento della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Il Master condivide il comunicato di Libera (scarica qui) e invita a partecipare alle celebrazioni della Giornata o a seguire in streaming l’evento (collegandosi qui).

 

Seminario con il Procuratore Squillace Greco

8 Mar , 2017,
Marco Antonelli
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Venerdì 10 marzo 2017 alle ore 15.30 presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, in Via Serafini 3, si terrà il seminario del Procuratore capo della Procura di Livorno, dott. Ettore Squillace Greco, dal titolo “Mafie al centro-nord Italia: esperienze e testimonianze”.

L’incontro, introdotto dal prof. Alberto Vannucci (direttore Master APC) e dalla prof.ssa Monica Massari (coordinatrice Master ACORS), è promosso in collaborazione tra il Master in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione” dell’Università di Pisa e dal Master in “Analisi dei fenomeni della criminalità organizzata e strategie di riutilizzo dei beni confiscati” dell’Università Federico II di Napoli.

Qui puoi scaricare la locandina dell’evento.

Ci ha lasciato Ivan Cicconi. Il messaggio del Master APC

20 Feb , 2017,
Marco Antonelli
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Nella notte tra sabato e domenica ci ha lasciato Ivan Cicconi, ingegnere e grande esperto di infrastrutture e appalti pubblici. Nella sua esperienza professionale Ivan ha ricoperto incarichi sia nel settore privato che in quello pubblico, da ultimo come direttore dell’Associazione Nazionale ITACA, pubblicando importanti lavori di ricerca su corruzione e linee ad alta velocità. Per molti anni Ivan ha collaborato con Libera ed Avviso Pubblico, oltre che con movimenti e comunità mobilitatesi a difesa dei propri territori, occupandosi tra l’altro di infiltrazioni mafiose nel ciclo del contratto pubblico e di sprechi e malaffare nella realizzazione di grandi opere. Ivan Cicconi è stato anche per sei anni, fin dalla sua prima edizione, uno straordinario docente del Master APC, capace di trattare il difficile tema del rapporto tra corruzione e appalti con una competenza professionale unica e una rara disponibilità nei confronti degli studenti, dimostrando sempre – anche nei momenti più difficili – un tratto di umanità e generosità che ci fa sentire ancora più incolmabile il vuoto della sua perdita. Il direttore, l’equipe di gestione e tutti gli studenti del Master APC si uniscono nel cordoglio alla famiglia e agli amici più cari di Ivan: ci stringiamo loro con affetto, facendo nostro nel suo ricordo il medesimo suo impegno nella ricerca animato da una profonda passione civile.

Intervista di Famiglia cristiana al prof. Vannucci

Feb , 2017,
Marco Antonelli
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A questo link l’intervista della giornalista Elisa Chiari di Famiglia Cristiana al Direttore del Master, prof. Albert Vannucci, in occasione dei 25 anni dell’inizio dell’inchiesta Mani Pulite.

Di seguito riportiamo il testo:

ALBERTO VANNUCCI: “LA MALAPIANTA C’È ANCORA, MA HA CAMBIATO SPECIE”

17/02/2017  Corruzione, com’era, com’è, come se ne esce. Intervista ad Alberto Vannucci che la studia da una vita: “E’ ancora sistemica, ma più raffinata. Non è solo nei grandi appalti, ma anche nel nostro quotidiano. Per contrastarla non basta un’indagine, serve il nostro impegno”.

Correva l’anno 1992, il 17 febbraio fanno 25 anni dal primo atto pubblico della complessa inchiesta cosiddetta Mani Pulite in cui la Procura della Repubblica di Milano scoperchiò la corruzione sistemica che coinvolse e infine travolse l’impropriamente detta “Prima Repubblica”. Va da sé che non ci sia nulla da celebrare, anche perché gli indicatori internazionali ripetono che alla presa di coscienza, iniziata un quarto di secolo fa con l’arresto di Mario Chiesa, non è seguita una manovra di contrasto e prevenzione adeguata a portare la corruzione italiana ai livelli di un’accettabile soglia di tolleranza.

La corruzione esiste ancora anche se probabilmente ha preso forme diverse, che anche come cittadini dovremmo saper riconoscere se non altro per attivare meccanismi di difesa. Abbiamo chiesto ad Alberto Vannucci, professore di Scienza Politica all’Università di Pisa, dal 2010 coordinatore del Master universitario in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, costruito con Libera e Avviso pubblico, di aiutarci a capire che cos’è la corruzione oggi, che danni fa, come la si riconosce nella vita quotidiana.

Prof. Vannucci, che cos’ha in comune la corruzione di oggi con quella dei tempi di Mani pulite?

«Come allora è sistemica: non solo è abnorme in quantità per un Paese democratico e sviluppato, ma non è il prodotto di un incontro occasionale tra chi desidera acquistare qualche favore e qualche funzionario infedele disposto a vendere la propria funzione. Funziona, invece, come se ci fosse un sistema di regole parallele e invisibili che i partecipanti al gioco sporco della corruzione conoscono e osservano, mantenendo l’impegno all’omertà e agli accordi corruttivi, al fine di attuare un saccheggio di risorse pubbliche».

In che cosa invece è cambiata?

«Ai tempi di Mani Pulite erano i principali partiti politici a giocare questa funzione di regolazione tramite il finanziamento illecito, che era il prezzo che tutti i partecipanti al gioco pagavano ai partiti, cioè a strutture organizzate, per entrare nella spartizione riservata a pochi delle risorse pubbliche. In anni recenti, venuta meno la forza organizzativa dei partiti, altri attori, di volta in volta diversi (il vertice di un consorzio di imprese, associazioni mafiose autoctone, faccendieri), sono subentrati: non più in una singola cabina di regia che faceva perno sulle segreterie dei vari partiti, ma in un sistema policentrico, in cui assume importanza il cosiddetto faccendiere che connette i singoli rami».

È esatto immaginare la corruzione di allora come un albero ramificato da grandi tronchi e quella di ora come tante piantine?

«In qualche modo sì. Questo spiega perché non capita più, come avvenne con Mani pulite, che un’inchiesta partendo da una piccola tangente per l’appalto all’impresa di pulizie di una casa di riposo, come allora il Pio Albergo Trivulzio, arrivi al cuore del sistema. Anche quando la magistratura risale i meccanismi di livello occulto può arrivare solo a un livello locale. Questo dà l’idea di una corruzione più disorganizzata, mentre prima, almeno per gli appalti di un certo spessore, si pagavano tangenti a Roma per essere sicuri che ovunque si facessero affari il sistema avrebbe avuto regole comuni».

Allora vedemmo emergere fisicamente dalle indagini bustarelle sottobanco, valigette di contanti, persino lingotti nel divano, ora molto meno. Perché?

«Vero e non è un buon segno. Significa che i protagonisti del gioco della corruzione si sono fatti meno ingenui: oggi si scambiano non solo le cosiddette utilità, favori non in moneta sonante, ma occultano il passaggio di denaro in attività all’apparenza lecite. Invece di dare al destinatario della tangente una valigia di soldi, si assume un un suo parente per un lavoro che in realtà non fa ma per cui regolarmente lo si paga, si fa un contratto di consulenza a una società fittizia intestata a un suo prestanome, si fanno fatture false per consulenze mai avvenute. Tangenti “pulite e fatturate” difficili da individuare da parte della magistratura».

Che cosa in questi 25 anni ha ostacolato un vero cambiamento?

«Per almeno un ventennio, la politica è intervenuta con norme ad hoc per migliorare l’aspettativa di impunità, cui solo negli ultimi anni si sta cercando faticosamente di rimediare con il ripristino delle norme sul falso in bilancio, con l’istituzione dell’Autorità anticorruzione (Anac), ma siamo ancora carenti sulla prescrizione, dimezzata nel 2005 dalla cosiddetta legge ex Cirielli, e ritenuta dagli indicatori internazionali un nostro fattore di inefficacia nella respressione dei crimini dei colletti bianchi».

I cittadini vedono la corruzione come un fatto di “casta”. Esiste anche più vicino a noi?

«La corruzione non investe solo i grandi appalti, ce n’è anche una spicciola che fatichiamo a riconoscere: è nella pratica della piccola tangente quotidiana, nel regalo che sappiamo di dover fare perché qualcuno si prodighi a procurarci un posto in una corsia affollata, nella mancetta allungata all’usciere perché acceleri il passaggio di una pratica da un ufficio all’altro. Diritti che diventano favori. Si pensi che un sondaggio del Global barometer of corruption dell’ottobre 2016 indica che il 7% degli italiani, significa qualche milione di persone, avrebbe avuto nell’ultimo anno la richiesta di una tangente».

Questione anche di cultura?

«Sì anche, ma non vorrei che la dimensione culturale diventasse un alibi per arrendersi al “familismo amorale”, perché non è che ci sia in noi un dna che ci renda predisposti alla corruzione. Dipende anche da noi contrastarla rispettando le regole nel quotidiano degli ambienti che frequentiamo. Ne è prova il fatto che, in contesti simili, c’è chi rispetta le regole e chi non lo fa, chi giustifica l’assenteismo e la corruzione e chi le denuncia prendendosi dei rischi. Questo significa che in alcune realtà si sono affermati meccanismi virtuosi e in altre no, e che questo dipende anche molto dalle persone».

Quanto ci costa la corruzione?

«Difficile quantificare in cifre. Alla lunga il fardello insostenibile si vede nell’affievolirsi dei diritti dei cittadini: salute, istruzione, garanzie di accesso alle opportunità del mondo del lavoro su basi meritocratiche. Se la selezione del personale amministrativo, della classe dirigente, dell’amministrazione delle imprese si fa con criteri di parentela, familiarità, disponibilità a stare al gioco, alla fine ne va della capacità di un Paese di innovare, di coltivare i propri talenti. Si perde in crescita economica, perché si fanno fuggire persone capaci, non ricattabili, a vantaggio di altre che “devono rendere favori” ma non hanno le competenze necessarie per il ruolo che ricoprono. E si perde in crescita civile perché, quando prevalgono meccanismi antimeritocratici, i cittadini perdono fiducia nel fatto che una comunità organizzata possa dare risposta alle loro esigenze e ai loro diritti».

La corruzione aumenta controlli e burocrazia, i controlli rallentano i meccanismi e creano occasione di nuove corruzioni. Come se ne esce?

«Cambiando la natura dei controlli: in Italia abbiamo molto controllo burocratico sull’adempimento delle regole formali, del rispetto delle procedure, ma poi non si va a verificare se la procedura di appalto svolta formalmente con tutti i crismi abbia prodotto un’opera utile, nei tempi previsti, nei costi previsti. Ma questo richiederebbe alla Pa competenze di natura tecnica non solo giuridica se no si ritorna al controllo sull’adempimento».

Prevenzione/repressione, dove va la direzione giusta?

«Non sono strumenti alternativi, ma complementari: l’efficacia degli uni non può prescindere dalla credibilità degli altri. Sono dimensioni diverse, delegate a soggetti diversi, con prospettive temporali diverse. Gli effetti della repressione si possono vedere subito: si scoperchia un contesto di malaffare, lo si persegue e si dà il segnale della reazione dell’ordinamento, è il caso di Mani pulite. La prevenzione, invece, in Italia ha una storia recente: è il pilastro della legge Severino del 2012, ma purtroppo agisce quasi solo nell’ammnistrazione pubblica, la politica è la grande assente dall’attività di prevenzione. Gli effetti di questa azione non potranno però che manifestarsi a distanza di tempo, attraverso la maturazione di strumenti come codici di condotta, attività di formazione, volti a creare un terreno di coltura per un diverso approccio alla vita e alla pratica amministrativa più orientati ai valori di trasparenza».

C’è speranza?

«Deve esserci, ma occorre essere consapevoli che si tratta di una speranza paziente e tenace, che richiede l’impegno di tutti al rispetto delle regole e che non può risolversi nelle manifestazioni di piazza, stile Romania, e neanche nella speranza generica che basti un’indagine giudiziaria come Mani pulite a compiere un improvviso rinnovamento».